novalogos

Novitá

Tiziana Iaquinta

La ricerca della gioia

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - La gioia è nel nostro tempo l’emozione più trascurata; messa in disparte se non addirittura esiliata dall’orizzonte umano. Una condizione che si mostra perfino nel linguaggio dove è quasi del tutto assente e dove sovrabbonda, invece, la parola felicità. Nei rari casi in cui la gioia è nominata, si tratta per lo più d’indistinzione terminologica o di sinonimia con la sua «consorella felicità». L’essere umano sembra essere difatti proteso verso un’idea di felicità sempre più inafferrabile e precaria. Pervaso da sentimenti d’inquietudine e di rabbia, di tristezza, di delusione, di scoramento, vive senza più gioia. E così mentre la felicità, che nel suo significato contemporaneo sembra coincidere sempre più con il concetto «piacere/fortuna» e quasi nulla con ciò che i greci intendevano con il termine eudemonia, continua ad animare il dibattito disciplinare e culturale, sulla gioia è calato il sipario del silenzio. Né la sua sparizione fa sorgere interrogativi. La gioia, considerata un’emozione legata al presente, al «qui e ora», a ben guardare ha però carattere progettuale e durata maggiore e, pertanto, natura di sentimento. Gioia che nasce dagli stati interiori del soggetto e che si alimenta delle piccole e grandi cose del quotidiano. Gioia che può farsi «ponte emotivo» utile per attraversare le situazioni critiche dell’esistenza senza farsi sopraffare dalla tristezza e dalla sconsolazione, oltre che direzione per raggiungere la personale felicità. Che cos’è dunque la gioia? Che posto occupa nel tempo presente? A partire da questi interrogativi, il volume riflette sulla dimensione della gioia nel tempo presente e con lo sguardo rivolto prioritariamente agli aspetti e alle questioni di carattere pedagogico-educativo ad essa legati.

Cobol Pongide

CosmoAntiCapitalismo

Critica e conflitto nel tempo della conquista dello spazio

Alla vigilia di una nuova era spaziale caratterizzata da modalità espansionistiche neoliberiste e capitanata dall’imprenditoria privata del NewSpace, diviene quantomai urgente riallacciare le fila di quei critici, di quei movimenti e di quelle intuizioni politiche che hanno guardato allo spazio extraatmosferico come al nuovo terreno del conflitto e dell’emancipazione. Già, perché se è vero che i macroscopici mutamenti sociali imposti dal capitalismo multiplanetario saranno visibili non prima di qualche anno, è altresì indubbio che gli effetti indiretti di questa nuova fase espansionistica li sperimentiamo già nella quotidianità: nei mutamenti climatici e ambientali e in prospettive tecno-scientifiche del tutto inedite. Diviene indispensabile, allora, un lavoro di sistematizzazione di questa galassia di prassi e di pensiero CosmoAntiCapitalista, che si palesa come una storia sotterranea dello sguardo difforme e antagonista, capace di far dialogare, tra gli altri: Kolosimo con Gramsci, Bogdanov con l’EZLN, Arendt con l’Ufologia radicale, Bordiga con lo Xenofemminismo.

Marco Maurizi

Dizionario all'incontrario

Imparare a parlare la lingua del reale

Questo Dizionario non è come tutti gli altri. Non va dalle parole alle cose ma dalle cose alle parole. Da dove vengono e dove vanno le parole con cui parliamo? Di chi sono? Appartengono a tutti e a nessuno, ce le scambiamo, parlano di noi, parlano per noi. Ma alla fine non potremmo parlare di nulla se le parole non ci dicessero qualcosa del mondo. E così anche il mondo parla, ci parla attraverso le parole e i dizionari sono come delle grandi raccolte di questi mattoncini di cui è fatta la realtà. Questo Dizionario tenta di rovesciare il senso dei vocabolari correnti: ogni voce rappresenta un oggetto del nostro mondo quotidiano ma lo presenta da un punto di vista paradossale, come se per comprendere il significato proprio di una parola bisognasse provare a guardarla da un’altra parte e scoprire che così emergono aspetti nuovi, prospettive che sfidano l’uso comune, perfino il buonsenso.

Kevin Attell

Gatti e zecche

Agamben e Derrida sull’animale

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Il confronto fra Giorgio Agamben e Jacques Derrida sull’“animale” ha influenzato il vocabolario filosofico degli ultimi venti anni, aprendo ambiti di ricerca nuovi nella teoria e nella prassi. Sullo sfondo dell’intera opera dei due pensatori, "L’aperto. L’uomo e l’animale" di Agamben e "L’animale che dunque sono" di Derrida appaiono tutt’altro che eventi episodici. Al contrario ne mettono in risalto i tratti più caratteristici, esemplificati da due figure molto emblematiche: la zecca (capace, per Agamben, di restare per anni in uno stato di pura potenza) e la gatta (il cui sguardo, per Derrida, fa vacillare tutta la presunzione del soggetto umano). Biopolitica e zoopolitica implicano entrambe un’interrogazione sulla vita naturale? "Gatti e zecche" di Kevin Attell risponde a questa e ad altre domande assumendo una prospettiva agambeniana capace di chiarirne alcuni aspetti problematici e di rispondere ai tanti interventi di stampo derridiano che negli ultimi anni hanno costellato l’acceso dibattito sull’animalità.

Vanessa Lamattina

La libertà oltre il capitale

Il controverso legame tra libertà e uguaglianza

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - L’esigenza di legittimare la diffusione di politiche economiche anti-welfariste ha condotto il capitalismo a promuovere una specifica concezione di libertà, subordinata alla ‘libertà di mercato’ e profondamente inconciliabile con il principio di uguaglianza. Alla base di questa concezione c’è l’idea di un individuo dotato di diritti congeniti, ovvero pre-sociali, che la società può al massimo plasmare ma mai creare. In considerazione di ciò, i teorici del neoliberalismo immaginano un assetto socio-politico in cui l’individuo possa sentirsi svincolato dalle regole morali, dallo Stato, dalle interferenze fisiche e/o psicologiche degli altri individui, dagli obblighi verso la collettività in generale ed in cui il mercato agisca come l’unico meccanismo capace di garantire la libera espressione dei singoli. Una ‘naturalizzazione’ della logica neoliberale contro cui assume forza oggi più che mai una prospettiva alternativa, utile innanzitutto per ricomporre la relazione libertà/uguaglianza e, non meno importante, a ridare valore ai fatti sociali rimarcando la loro essenziale funzione per lo sviluppo delle soggettività individuali.

Valentina De Nevi

Uneasy rider

La storia nascosta del food delivery

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Nelle nuove vesti assunte dal capitalismo 2.0, il “capitalismo delle piattaforme”, il lavoro e il diritto del lavoro sono oggetto di un’operazione di remake. Modalità di retribuzione che si pensavano archiviate da anni di sindacalismo militante, come il cottimo, tornano protagoniste. Questa tendenza, che non nasce con la digitalizzazione del lavoro ma che si pone in linea di continuità con un processo di precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro in atto da decenni, viene in questo lavoro analizzata prendendo in considerazione le aziende di food delivery e i suoi lavoratori dotati di cubo portavivande e definiti “rider”. Immergendosi nell’esperienza “in app”, l’unico strumento di relazione tra rider e datori di lavoro, il lettore si troverà a compiere un viaggio tra due interfacce, quella del consumatore, in cui un maggior numero di persone potranno riconoscere un ambiente familiare, e quella del lavoratore, più sconosciuta e che, attraverso le testimonianze di diversi lavoratori e lavoratrici, svela il volto “smartificato” di queste nuove forme di sfruttamento. Dopo essersi calati nei panni delle due tipologie di utenti ed essersi esposti alle retoriche diverse che coinvolgono entrambi, lo schermo dello smartphone si rompe e si è condotti in una ricostruzione dei tentativi di lotta messi in campo da lavoratori e lavoratrici poco rappresentati e difficili da proteggere attraverso gli strumenti del sindacalismo tradizionale.