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Novitá

Francesca Cottiga

Anna e Hermann

Diario d’amore e di guerra

Dopo l’8 settembre 1943, le truppe tedesche occupano Aprilia, una piccola città dell’Agro Pontino. Durante i quattro mesi della loro permanenza, Hermann, giovane soldato tedesco, conosce Anna, la figlia del fattore che è costretto ad ospitarlo. Tra i due nasce l’amore. Lo sbarco alleato ad Anzio, nella notte del 22 gennaio 1944, costringe i tedeschi alla ritirata. Hermann prima di partire regala ad Anna un diario, chiedendole di raccontare i giorni che passeranno separati. Le promette che tornerà da lei e che leggerà ciò che avrà scritto per lui. Quasi sessant’anni dopo quegli avvenimenti Hermann manterrà la promessa.

Stuart Hall , Tony Jefferson

Rituali di resistenza

Teds, Mods, Skinhead, Rastafariani: subculture giovanili nella Gran Bretagna del dopoguerra

Resistance Through Rituals, pubblicato per la prima volta in italiano, analizza le aggregazioni subculturali giovanili (Teds, Mods, Skinheads, Rastafariani) che hanno interessato la società britannica negli anni successivi al secondo conflitto mondiale. Si indaga sulle logiche intrinseche, l’immaginario e la critica latente che hanno sviluppato i giovani della classe operaia britannica, sensibili, secondo gli autori, alle dinamiche del mutamento sociale e politico ed in grado di costruire una soggettività tesa a preservare i sicuri territori di appartenenza (fisici ed ideali). Questa tendenza segna la fisionomia, l’azione e la semiotica corporale di intere classi di individui, inclini alla costruzione collettiva di una identità originale simbolizzata mediante una serie di status, premessa assiomatica, oltre all’esistenza di una consapevolezza di classe, che legittima le produzioni subculturali e regolamenta le pratiche degli attori sociali coinvolti.

Bénédicte Vidaillet

Valutatemi!

Il fascino discreto della meritocrazia

I sistemi di valutazione e misurazione della performance professionale vengono presentati come un fatto ovvio e naturale, in realtà segnano una svolta nel modo di vivere il lavoro e i rapporti sociali: l’irresistibile ascesa della meritocrazia. Vidaillet svela il senso profondo di questa trasformazione illuminando la zona d’ombra di solito trascurata dagli studi sulla valutazione: il nostro desiderio di essere giudicati e, quindi, la nostra personale responsabilità nella legittimazione dei dispositivi di valutazione, perfino i più irragionevoli e disfunzionali. La meritocrazia intercetta il nostro bisogno di riconoscimento, ci dà la sensazione di essere artefici del nostro destino e interpreta ogni conflitto come una semplice competizione tra individui. Ma la valutazione si rivela una trappola: lascia insoddisfatti i bisogni a cui pretende di fornire una risposta, alimentandoli incessantemente e intrappolandoci in un circolo vizioso dal quale è difficile liberarsi. Questo saggio offre gli strumenti per opporsi alle logiche seduttive ma perverse della valutazione, ne svela le fondamenta psicologiche e al tempo stesso prospetta una nuova consapevolezza dei nostri rapporti sociali.

Rapporti di potere e soggettività

Identità autonomia territori

Quali sono, oggi, le manifestazioni del potere? Come si riproduce a livello sociale? Poiché non è possibile offrire risposte a queste domande senza considerare le trasformazioni globali che hanno modificato la quotidianità e il senso comune, i saggi che compongono questo volume riservano particolare attenzione al ruolo della soggettività. Quali i motivi che la animano e le forze che ne ostacolano le aspirazioni? Quali, di conseguenza, i suoi margini di libertà? Quale, infine, il suo rapporto con il territorio? Questo libro ci invita ad una riflessione sull’ambivalenza dello scenario contemporaneo, catturato da fenomeni inquietanti (diseguaglianza, rischi ambientali, estremismi religiosi e politici) eppure proteso verso una vita sociale più coinvolgente e partecipata (consumo consapevole, nuove forme di attivismo politico e sociale, beni comuni). In un contesto nel quale la crisi delle istituzioni sollecita l’urgenza di riflettere in forme nuove sul potere, la soggettività si erge a punto di riferimento per la critica del mondo contemporaneo. Gli autori disegnano un quadro affascinante e contraddittorio, tracciando un percorso su potere e soggettività che investe fenomeni economici, sociali e culturali.

William Simon, John H. Gagnon

Outsiders sessuali

Le forme collettive della devianza sessuale

Cos’è che rende delle specifiche condotte etichettate o etichettabili come condotte devianti? Sulla base di quali elementi si sancisce la (a)normalità di un comportamento sessuale? Una condotta sessuale è anomala perché contraddice leggi naturali o dipende più direttamente da complicati processi di definizione sociale? E che ruolo svolge l’eterosessualità nella definizione e nella istituzionalizzazione dei regimi normativi riprodotti dalle logiche binarie quali “umano/inumano”, “naturale/innaturale”, “natura/cultura-società”? Le forme di sessualità “devianti”, “corrotte”, “immorali” e “perverse” mostrano come le questioni della “devianza” sessuale siano da analizzare come oggetto della reazione sociale tra imperativi morali, fantasie consapevoli e dimensione del desiderio. Dopo quasi cinquant’anni di oblio questa raccolta ripropone in Italia alcuni saggi classici dei sociologi William Simon e John H. Gagnon: dall’omosessualità al lesbismo, dalla sessualità in carcere alla prostituzione etero- e omosessuale, sino alla pornografia. Ancor prima di Foucault, del costruzionismo sociale applicato allo studio delle sessualità e persino delle teorie queer, l’impostazione di Gagnon e Simon non dimostra soltanto come qualunque forma di sessualità (normativa e non) sia “innaturale” ma quanto lo siano anche tutti gli altri tipi di comportamento. E se le devianze sessuali servissero per l’emancipazione di tutte/i?

Lorenzo Pedrini

La boxe popolare

IN LIBRERIA DA MARZO 2020 - Mentre in molti Paesi occidentali le destre razziste tentano di conquistare un’egemonia culturale nelle arti marziali e negli sport da combattimento, in Italia, da oltre un decennio, centri sociali e gruppi antifa promuovono lo “sport popolare”, di cui la “boxe popolare” è una delle discipline più diffuse. Quali ragioni si celano dietro il successo del pugilato nella galassia dei gruppi della sinistra di movimento? Come si diventa pugili competenti di una “palestra popolare”? Che implicazioni comporta l’apprendimento della boxe popolare rispetto alla (ri)generazione di un insieme di relazioni, logiche d’azione e cornici simboliche costitutive di una ben precisa comunità politica? Per rispondere a questi interrogativi, un giovane ricercatore ha indossato fasce e guanti e, per tre anni, ha condotto una ricerca nel territorio di Milano ricostruendo i codici simbolici di una cultura fisica nel suo intreccio con l’antagonismo metropolitano. Mescolando ricostruzione storiografica, narrazione in presa diretta, testimonianze dei protagonisti della scena e riflessione sociologica, l’autore offre un fulgido esempio di etnografia carnale di un’arte marziale. Il lettore viene così introdotto a tematiche e metodologie che animano il dibattito internazionale sullo sport nelle scienze sociali, ancora relegato ai margini nel contesto accademico italiano.